Vacone, natura da scoprire
Ci troviamo nella Sabina dei castelli pittoreschi e dei boschi sacri; la Sabina dei dirupi scoscesi e delle coste montane pienamente boscate, dove la natura si manifesta nelle forme più variegate, da quelle più aggressive e sconvolgenti a quelle più dolci e riposanti.
Le ville costruite di recente indicano l'interesse del turista per quest'area che sembra idealmente connettersi con il mondo romano dell'età imperiale, quando la classe senatoriale romana trovava in Sabina la "terra promessa" e vi edificava, come si rileva dai resti archeologici, le dimore adibite, nella pars urbana, a residenza signorile e, nella pars fructuaria, ad approvvigionamenti con appendice abitativa.
Il paesaggio costellato dalle alture dei Colli e dei Monti Sabini, dalle pendici rigogliose di un verde intensissimo in Primavera e in Estate e dai colori caldi e bruciati nell'Autunno e nell'Inverno, spesso ravvivate dal segno della presenza umana, fanno di questo luogo la meta ideale per riposare il corpo e lo spirito dal frastuono e dai ritmi frenetici della metropoli.
Il clima della zona è temperato, caratterizzato da una piacevole ventilazione nelle zone di maggiore altitudine; raramente, durante l'inverno, si verificano nevicate, grazie alla protezione dei Monti Sabini a NE, mentre la piovosità moderata nei periodi invernali ed autunnali rende fertile la terra.
L'agricoltura, malgrado le profonde trasformazioni sociali degli ultimi anni, rimane attività di notevole importanza insieme alla zootecnia ed allo sfuttamento delle aree boschive e del sottobosco, con produzioni di funghi, castagne e la presenza di bestiame allo stato brado.

La gastronomia
Una particolare considerazione merita l'olio extravergine di oliva prodotto da questa terra, simbolo della millenaria civiltà agricola ed insieme settore trainante della Sabina.
Il clima mediamente temperato, la pendenza ideale dei sistemi collinari e l'esposizione ottimale di gran parte degli oliveti insieme con la varietà di piante consentono di ottenere un olio particolarmente leggero (colore giallo oro con sfumature sul verde per gli oli freschissimi, sapore fruttato, vellutato, uniforme, aromatico, dolce, amaro per gli oli freschissimi, acidità massima - espressa in acido oleico, in peso - 0,7 grammi per 100 grammi di olio, numero di Perossidi <= 10 Meq 02/Kg).
Di recente, l'olio sabino ha ottenuto un importante riconoscimento: è il primo olio di oliva extravergine a Denominazione di Origine Controllata d'Italia.
La Denominazione di Origine Controllata "Sabina" deve essere ottenuta dalle seguenti varietà di olivo presenti, da sole o congiuntamente, negli oliveti: Carboncella, Leccino, Raja, Pendolino, Frantoio, Moraiolo, Olivastrone, Salviana, Olivago e Rosciola per almeno il 75%. Possono, altresì, concorrere le olive di altre varietà presenti negli oliveti fino ad un massimo del 25%. Questo grazie anche ad una particolare cura per ogni momento della lavorazione: il prodotto di qualità si ottiene grazie alla molitura a freddo e ad un'attenta raccolta effettuata a mano sulle piante senza percuotere i frutti e alla conservazione del prodotto trasformato.
Nella gastronomia tradizione, estro e genuinità fanno leva sugli ingredienti di qualità già ricordati.
Per chi ama mangiare sano e di buon gusto segnaliamo alcuni semplici e genuini piatti locali: gli strozzapreti, dei maccheroni a matassa impastati a mano fini a ridurli in un unico lungo cordone dello spessore poco inferiore al mignolo e conditi con sugo di pomodoro, olio e aglio; le fregnacce, semplice impasto di acqua e farina che immerse in olio bollente formano un'appetitosa focaccia, resa ancor più gustosa dall'aroma della locale mentuccia (la santoreggia) che si aggiunge all'impasto; l'invernale padellaccia, che consiste in una stesa di polenta abbondantemente cosparsa di sugo, di formaggio, di ritagli di maiale appena macellato o di galluzze (il nome dialettale per i gallinacci).
Molto noti in Sabina sono i falloni, pani ripieni di foglie di bietola lessata e condita con aglio e olio, i frittelli, cime di broccoli impanate e fritte.

Il territorio
Il territorio del comune di Vacone è quasi totalmente montano, ha un'estensione di 914 kmq e conta attualmente circa 265 abitanti residenti.
Situato a circa 70 km da Roma, 30 da Rieti e 20 da Terni, il comune di Vacone, confina a N con quello di Configni, a NE con Cottanello ed a SSE con il comune di Torri in Sabina.
Il territorio, alquanto vario con gli ampi tratti boscosi che vengono interrotti dagli affioramenti rocciosi e dai fenomeni di microcarsismo (doline, antri e grotte con stalattiti e stalagmiti), è ammantato da una vegetazione rigogliosissima e varia che contribuisce a dare al paesaggio un aspetto unico e gradevole, privo di asprezze degne di nota, e presenta caratteri di grande valore naturalistico e notevole interesse paesaggistico.
L'abitato è arroccato a 510 slm, sulle pendici del Cosce, un monte di non evelata altitudine (1.124 metri) ma imponente nella sua mole, tanto da essere visibile, nelle giornate limpide, dal centro di Roma.
Gli accessi pricipali al centro abitato sono sulla Strada Statale Ternana. Provenendo da Roma, il benvenuto al visitatore è dato da un magnifico viale alberato che scavalca il torrente Imella, ora pressoché asciutto, ma un tempo luogo prediletto, durante le bella stagione, di passeggiate rinfrescanti.
Dopo aver superato una strettoia definita dall'antica fattoria dei Marini Clarelli e una chiesuola dedicata alla S.S. Annunziata (edificio sacro risalente al 1600), tra i verdi prati pianeggianti di quella zona che è conosciuta come "Osteria di Vacone", sulla sinistra si arrampica la strada che porta al centro abitato.
Man mano che saliamo, Vacone ci appare sotto diverse prospettive, tanto da sembrare alternativamente molto vicino oppure lontanissimo. Al termine della strada, alla nostra destra ci sorprende uno dei più bei panorami della Sabina: la piazza principale del paese (Piazzale Vaconio) è una magnifica terrazza dove la vista può spaziare sui Monti Sabini, fino al Soratte ed ai Monti Cimini, arrivando a Roma.
Alla nostra sinistra, la porta di accesso al paese (sopra l'arco a tutto sesto della porta è ancora visibile il fregio scolpito in pietra degli ultimi nobili proprietari del castello: i marchesi Marini Clarelli), caratterizzato da una struttura medioevale, un tempo costituita di muri merlati, della quale rimane oggi solo il torrione quadrato difeso nella parte superiore da una caditoia, fatto di stretti vicoli che spesso terminano in piccole piazze dalle quali è possibile ammirare la natura circostante.
Dal paese è possibile intraprendere initerari che attraversano boschi ancora incontaminati, ideali per chi vuol fare attività sportiva, a piede o in mountain bike, oppure arrivare fino alla cima del Monte Cosce; altri percorsi, uniscono Vacone ai comuni vicini.
In zona Pago è stata di recente attrezzata una zona per il campeggio, che può essere effettuato durante tutto l'anno.
Per chi arriva da Terni, e quindi dal nord Italia, l'ingresso nel territorio di Vacone è segnato da una verdissima strada che, dopo pochi chilometri, si ricongiungerà a quella principale di accesso al centro abitato.
Importanti sono i ritrovamenti archeologici presenti sul territorio e nei comuni vicini, che testimoniamo una storia plurimillenaria di questi luoghi.
Questo è il territorio del comune di Vacone, un'Italia sconosciuta alle grandi masse, attirate da territori più conclamati e reclamizzati, imposti, talvolta, dal consumismo del nostro tempo che tutto può valorizzare e tutto può ignorare, ma che ha in sé enormi possibilità di sviluppo e che, comunque, è degno di essere ammirato e scoperto in tutta la sua completa ricchezza.

Itinerari trekking e mountain bike
Vacone - Rifugio Ferri - Cima Boschetto (altitudine 607 m)
Tempo di percorrenza: 1,20 ore
Dislivello: 90 m.
Segnavia: rosso, n. 2
Condizioni del percorso: strada asfaltata e sterrata, sentieri nel bosco.
Si segue il percorso Vacone - Cima Testone sino al bivio con la strada sterrata e si imbocca quest'ultima. Sorpassato sulla sinistra il rifugio montano (ci si può rifornire di acqua potabile) si prosegue fino ad uno spiazzo con un pozzo ed un fontanile dove finisce la strada carrozzabile.
A questo punto, tornando indietro, si seguono le indicazioni del bivio sulla sinistra e, seguendo con molta attenzione la pista nel bosco, si giunge sulla spianata della cima Boschetto.

Vacone - Cima dell'Immagine - Romitorio (altitudine 806 m)
Tempo di percorrenza: 1,45 ore
Dislivello: 330 m.
Segnavia: celeste, n. 3
Condizioni del percorso: salita impegnativa su strada asfaltata, poche possibilità di trovare ombra.
Si segue il percorso Vacone - Cima Testone sino al bivio con la strada sterrata. Si segue a questo punto a sinistra la strada asfaltata fino a raggiungere un piccolo spiazzo con un'edicola religiosa (Cima dell'Immagine).
Qui è consigliabile riposarsi all'ombra prima di affrontare l'ultima erta finale che porta a raggiungere il romitorio, piccolo santuario dedicato S. Maria della Pietà, incastonato tra i boschi del monte Cosce.
Da questa ardita costruzione seicentesca il panorama riesce a togliere il fiato: tutto d'intorno solo il silenzio della natura.
Per questo, nel passato, il luogo era noto come romitorio di S. Orsola, punto ideale per isolarsi dal mondo e cercare la meditazione.
Interessante è l'elegante campaniletto a vela dove troviamo una campana con l'immagine di Gesù con l'iscrizione "Maria gratia plena".

Vacone - Colle Castagna - Monastero di S. Giovanni (altitudine 713 m)

Tempo di percorrenza: 2,30 ore
Dislivello: 200 m.
Segnavia: blu
Condizioni del percorso: itinerario facile su strada sterrata, ideale in bicicletta.
Dal punto di partenza si risale a sinistra la strada che conduce al municipio e al cimitero e si segue la strada sterrata fino al bivio per il Pago dove si gira a destra. Da qui, dopo molti saliscendi, si arriva ad una radura con una fontana-abbeveratoio: è opportuno fare attenzione agli eventuali animali presenti.
Nelle vicinanze, proseguendo la strada in salita, si trovano i resti del monastero di S. Gandolfo (sec. X). Se si è in compagnia di una guida o di un conoscitore della zona è consigliabile visitare le sorgenti del Collalto (acqua molto leggera che è possibile assaggiare dalla fontana all'ingresso del paese), e la grotta Cherubini una profonda cavità carsica che si trova circa a metà del percorso che si narra sia stata abitata sin dal Neolitico.

Vacone - Casali - S. Sebastiano (altitudine 350 m)
Tempo di percorrenza: 1,5 ore
Dislivello: (al ritorno) 128 m.
Segnavia: arancione, n. 6
Condizioni del percorso: strada asfaltata e sterrata senza particolari difficoltà, percorribile in bicicletta. Scarsa la possibilità di riposarsi all'ombra.
Dal punto di partenza si deve proseguire per la piazza che fa da ingresso al paese. Si prosegue nella strada che scende a destra e si gira ancora a destra al successivo bivio.
Giunti alla confluenza con la strada provinciale, si attraversa quest'ultima e ci si immette nella strada sterrata che scende a valle. Si arriva così ad un'altra strada asfaltata che va percorsa verso destra superando la chiesa di S. Maria della Fonte e la celebre Fonte Bandusia (è d'obbligo degustare la freschissima acqua decantata da Orazio).
Si prosegue fino ad un bivio e ci si immette in una strada sterrata. Dopo un percorso di 15 minuti, si raggiunge la radura di S. Sebastiano dove sorge l'omonima chiesetta rurale. Quest'area presenta notevole interesse per la presenza di rare farfalle e di altre specie entomologiche.

Nei dintorni
A Vescovio (Torri in Sabina, 4 km da Vacone) sulla Strada Provinciale Sabina, presso l'ex Casa Cantoniera sorge il Museo Territoriale dell'Agro Foronovano.
Il museo conserva i reperti rinvenuti durante gli scavi nell'area archeologica di Forum Novum, centro nato nella seconda metà del II sec. a.C. come luogo di mercato in un'area compresa tra il Tevere e i monti Lepini e ben collegata dalla via Flaminia e dalla Salaria.
Gli scavi effettuati tra il 1969 e il 1975 hanno portato alla luce vari ambienti appartenuti a edifici del Foro.
Il museo è dotato di accesso ai disabili e di servizio di visita guidata.
Aperto su richiesta, ingresso gratuito.
Per informazioni, tel. 0765 608197.

Vacone è un punto di partenza ideale per gite ed escursioni nella provincia di Rieti, in Umbria e nella vicina Tuscia.
Entro un'ora di percorrenza in auto è possibile arrivare al Terminillo e godere del clima dell'alta montagna, visitare le cascate delle Marmore, le più maestose d'Europa, visitare città d'arte come Spoleto e Viterbo, ed ancora la Valle Santa presso Rieti dove visse a lungo S. Francesco d'Assisi, l'Abbazia di Farfa, praticare canottaggio sul lago di Piediluco o semplicemente rilassarsi presso una delle tante piscine raggiungibili percorrendo poco più di 10 chilometri.
Cultura, natura, sport, spiritualità e percorsi enogastronomici costituisco un'offerta turistica completa e sempre più attraente come testimoniano le sempre crescenti presenze di turisti, soprattutto stranieri.

La Flora
Se è vero che il territorio vaconese non si discosta dalle caratteristiche generali peculiari dei Monti Sabini, c'è da notare che riveste invece una particolare importanza come punto di confluenza di due ben distinti areali geografici: la macchia mediterranea e la macchia appenninica.
E' noto che all'inizio dell'era quaternaria, il mare copriva tutto il Lazio ed emergevano soltanto, a nord, il Soratte, i monti Sabini, i monti della Tolfa, a sud i Lepini, gli Ausoni e gli Aurunci.
L'antica linea di costa si può ancora riconoscere lungo il versante occidentale dei monti Sabini, ricercando le tracce di organismi marini, quali perforazioni e canalicoli facilmente riconoscibili sulle rocce calcaree.
L'intervento dell'uomo ha alterato le tracce superficiali, soprattutto per l'avvenuta rimozione delle pietre dai terreni coltivati e il loro utilizzo come materiali da costruzione.
Un'osservazione attenta consente ancora oggi di trovare reperti interessanti, soprattutto alle quote più basse. La presenza di macchia mediterranea a notevole distanza dal mare rappresenta un'ulteriore testimonianza del paleoambiente marino.
Si può così ritrovare una fantasiosa varietà di specie vegetali mentre le aree coltivate sono spesso adiacenti ai boschi. La copertura della macchia mediterranea-appenninica si trova così interrotta e sostituita da specie agrarie come l'olivo e la vite, che sono gli elementi dominanti dell'attuale paesaggio.
L'olivo in particolare riveste notevole interesse, vista l'altissima qualità dell'olio prodotto, caratterizzato dal bassissimo grado di acidità, grazie alla crescita su terreni prevalentemente sassosi.
Per quanto riguarda il patrimonio boschivo la parte del leone la fa il leccio (quercus ilex) mentre le altre specie (castagno, quercia, cerro, orniello, olmo, ecc.) rientrano nella media fascia forestale dei Monti Sabini.
Tra le specie arboree la cui presenza è di un qualche interesse ricordiamo: il pino di Aleppo, il sorbo domestico, il terebinto, il corbezzolo, l'acero montano, il sambuco, l'alloro.
In tutte le stagioni si possono osservare le manifestazioni della flora; così, per esempio, nel periodo invernale si può ammirare il lussureggiante splendore del viburno, con le drupe tondeggianti di colore blu-nero con riflessi argentei.
Sui prati montani si possono incontrare numerose piante note per le loro virtù medicinali come, per esempio, la santoreggia (chiamata localmente mentuccia, utilizzata anche in cucina), il finocchio selvatico, l'elicriso italico dall'intenso profumo di nettare, l'elegante euforbia arborea, la borragine dai fiori blu cobalto e, non ultima, la juniperus sabina, arbusto dal forte odore e dal sapore aromatico e resinoso.
Tra le specie erbacee meritano una menzione alcune orchidee spontanee del genere Orchis e Ophris (rispettivamente le limodorum abortivum e le hymantoglassum ircinium).
Da ricordare infine i prodotti pregiati dei boschi: i funghi, tra cui i tartufi. Tra i funghi eduli, ricordiamo quelli che hanno una maggiore fama gastronomica: il porcino (boletus edulis), l'ovolo buono (amanita caesarea) il galletto (cantharellus cibarius).
Importante è anche la presenza dei tartufi neri nelle sottospecie tuber melanosporum e tuber aestivum.
Per informazioni micologiche particolareggiate, si rinvia alla letteratura specializzata.
In questa sede, sembra doveroso ricordare che accanto alle pregiate specie commestibili, si registrano numerose presenze di varietà velenose, tra le quali l'amanita phalloides e l'amanita muscaria sono particolarmente temibili.
E' noto che la ricerca dei funghi eduli è un'arte che esige una lunga pratica. A prescindere dalla necessaria autorizzazione amministrativa per la raccolta, stabilita da un'apposita legge della Regione Lazio, la mancanza di esperienza può nascondere insidie anche mortali.

La Fauna
Storicamente la fauna dei Monti Sabini già tra l'XI e il XII secolo si rivelava assai varia e caratterizzata da ungulati di grossa e media taglia, come il cervo, il capriolo e il cinghiale; anche il lupo e l'orso erano piuttosto diffusi e costituivano le principali specie predatorie di queste montagne.
Circa questi ultimi due mammiferi, le cronache riferiscono che gli ultimi lupi furono abbattuti tra gli anni 1950 e 1960; per l'orso, invece, gli ultimi avvistamenti risalgono al 1500. Comunque, attualmente, dei due grossi carnivori non rimane alcuna traccia.
Tra gli ungulati solo il cinghiale, per la sua alta capacità di riproduzione e per la sua rusticità, popola ancora frequentemente i boschi di Vacone, mentre per il cervo e il capriolo le ultime segnalazioni risalgono al 1600.
Per quanto riguarda i mammiferi di taglia inferiore, l'avifauna e le altre componenti faunistiche, si riporta è una lista degli animali che si possono incontrare, purtoppo abbastanza timorosi, poiché è una zona nella quale viene praticata la caccia.
Mammiferi: arvicola, quercino, riccio, moscardino, ghiro, gatto selvatico, istrice, lepre, faina, tasso, donnola, scoiattolo, volpe.
Avifauna: a parte la numerosa presenza di passeriformi, l'appassionato di birdwatching può osservare: civetta, assiolo, gufo, poiana, cuculo, colombaccio, cornacchia grigia, picchio rosso maggiore e picchio verde, falco pellegrino, gheppio, ghiandaia, cincia, gazza, allocco, barbagianni, upupa.
Anfibi: rospo comune, raganella, salamandrina dagli occhiali, tritone comune, tritone crestato, rana verde, rana italica, rana dalmatina e, di importante segnalazione, l'ululone dal ventre giallo.
Rettili: orbettino, ramarro, lucertola campestre, luscengola; da ricordare tra gli ofidi: cervone, biacco, coronella austriaca, colubro di Esculapio, natrice tessellata e dal collare, vipera aspis.
Artropodi: oltre alle specie comuni alla zona di riferimento, una nota particolare riguarda un lepidottero (farfalla) di grandi dimensioni e di notevole bellezza: Caraxes Jasus. Questo insetto, superstite di una fauna mediterranea calda africana, nella forma larvale di bruco, si nutre del corbezzolo.